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Due pesi, due misureSpesso ci si muove per abitudini e non si dà peso a quello che si fa. Ci sono operazioni che ci vengono proposte di fare, e noi le facciamo in automatico dando sempre, per scontato, che sono cosa buona. Voglio proporvi un momento di riflessione sul rispetto che viene riservato all’Eucarestia. Anzitutto, sgombriamo il campo dal dubbio se la presenza di Gesù nell’ostia sia reale o simbolica: è reale. Lo dimostrano, per chi non volesse credere alle parole di Gesù, alle epistole, agli innumerevoli scritti di santi nel corso dei secoli, gli innumerevoli miracoli eucaristici occorsi in tutto il mondo. E, comunque, intendo rivolgermi a dei cristiani; non è mio intento, in questa circostanza, convincere qualcuno sullo strepitoso dono che Dio ci ha fatto. Torniamo quindi alle forme di rispetto e venerazione dell’Eucarestia. Santa Messa:Il momento nel quale avviene la transustanziazione per opera dello Spirito Santo (che chiamiamo genericamente “consacrazione”) è quello centrale della Santa Messa. E’ preceduto e seguito dalle preghiere e invocazioni più cariche e coinvolgenti di tutta la celebrazione. In molte chiese si usa ancora attirare l’attenzione su questo momento mediante un tocco di campanello. Dopo ogni singola elevazione, il sacerdote si inginocchia in adorazione. Esposizione del SS.mo:Tutti siamo stati testimoni della grande festa di luci e addobbi sacri che ornano l’altare e il tabernacolo in occasione dell’ostensione per il Corpus Domini o le Sante Quarantore. L’ostensorio è posto nel posto più alto dell’altare, quasi inaccessibile, e tutto attorno ci sono candele, ceri e lampadine a simboleggiare la nostra venerazione, adorazione, sottomissione a Gesù presente nell’ostia consacrata. Anche nel caso più frequente di esposizione del SS.mo, prima di una benedizione solenne, si prepara sull’altare un piccolo ripiano come per indicare il distacco dalla Terra, la non appartenenza alla nostra povera realtà; si accendono candele a destra e a sinistra e si incensa. In tutti i casi, la benedizione viene impartita dal sacerdote il quale indossa il piviale, per le grandi occasioni, o almeno la cotta con la stola. Prima di prendere con le mani l’ostensorio, ossia non l’ostia ma il semplice contenitore di questa, gli vengono coperte le spalle col velo omerale e quindi si copre le mani col velo stesso, quasi a non voler toccare con le mani nude il contenitore del Corpo di Cristo. Quindi impartisce la benedizione nel più assoluto silenzio mentre un accolito incensa, un altro dà un tocco di campanello e tutti rimangono con la testa china in segno di rispetto e sottomissione. E’ la massima espressione di adorazione che noi, poveri umani, intendiamo dare all’Eucarestia, a questo anello di congiunzione tra la Terra e il Cielo, a questo divino espediente escogitato da Gesù per restare in contatto fisico con noi. Santa Comunione:Perché mai la stessa precisa ostia riceve tutta un’altra attenzione quando è il momento della Comunione? Sembra che in quell’occasione torni ad essere un pezzo di pane da distribuire come ricordo della celebrazione. Per la distribuzione, ecco partire accoliti, nonne, pensionati, padri e madri di famiglia all’assalto del tabernacolo per prendere le pissidi, dividere le ostie come fossero mazzi di figurine e poi andare in mezzo alla gente per rendere il più veloce possibile la distribuzione. Tutto ad un tratto ci si dimentica che il sacerdote, per arrivare a consacrare e quindi a toccare le Sacre Specie, studia un tot di anni, si prepara spiritualmente ad una vita futura che non è quella del capofamiglia e quindi gli vengono consacrate le mani dal Vescovo perché siano atte a toccare il Corpo di Cristo. Sembra che la cosa più importante diventi, in quel momento, il non perdere tempo nella distribuzione. I meno giovani ricordano che, per prepararsi a ricevere la Comunione, si stava digiuni dalla mezzanotte. Era un piccolo segno di rispetto (il digiuno, lo stomaco vuoto) offerto a Gesù per ringraziarlo della misericordia di venire in noi. Oggi, non tutti rispettano l’ora di attesa richiesta (chewing-gum, caramelle, sigarette vengono consumati fino al momento di entrare in chiesa, spesso anche in chiesa). E’ vero che una disposizione post-conciliare lascia la libertà di comportamento che vediamo nelle nostre chiese, ma non è un obbligo. Penso che, se un cristiano fosse veramente cosciente di cosa stia andando a ricevere, non solo si curerebbe di essere in Grazia di Dio, ma si guarderebbe bene dal toccare il corpo di Cristo con le sue mani “sporche” in tutti i sensi. Si inginocchierebbe davanti al “Pane degli angeli”, al “Pane di vita eterna”. Non darebbe nessuna importanza al tempo di attesa del proprio turno, ma lo userebbe per meglio prepararsi all’incontro. Non dimentichiamo che, se anche Dio ci permette di chiamarlo “papà”, Egli rimane pur sempre “il Tutto” e noi continuiamo ad essere “il nulla”.
Mario Girardello
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