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Noi non vogliamo dare una risposta, ma proporre alcune posizioni.
Il quesito fu posto anche a Giovanni il Battezzatore che, come tutti sanno, era parente e coetaneo di Gesù.
Nel vangelo di Luca leggiamo:
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi che dobbiamo fare?». Rispose: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno, contentatevi delle vostre paghe».
(Luca 3, 14)
Dunque il Battista, che era chiaro nell’esporre i propri pensieri, non disse ai soldati che dovevano gettare le armi.
Poco prima, sempre nel vangelo di Luca, leggiamo cosa diceva alle folle che andavano a lui:
«Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire all'ira imminente? Fate dunque opere degne della conversione e non cominciate a dire in voi stessi: Abbiamo Abramo per padre! Perché io vi dico che Dio può far nascere figli ad Abramo anche da queste pietre. Anzi, la scure è già posta alla radice degli alberi; ogni albero che non porta buon frutto, sarà tagliato e buttato nel fuoco». (Luca 3, 7-9)
Dal canto suo, Gesù non si è mai espresso direttamente su questo tema (per quanto ne sappiamo dai Vangeli). Però ha detto di “rendere a Cesare quello che è di Cesare…” che può essere inteso come invito a prestare servizio al potere costituito quando questi non vada contro il volere di Dio.
E non risulta che abbia mai esortato a disertare. Anzi, ha avuto parole di ammirazione per il centurione di servizio a Cafarnao che chiedeva la guarigione del suo servo (episodio in Luca 7, 1-10)
Gli Atti degli Apostoli riportano che il primo pagano battezzato da Pietro è stato il centurione Cornelio, che con la sua compagnia era di stanza a Cesarea. E’ addirittura descritto come “…religioso e timorato di Dio”.
Molti dei primi martiri cristiani sono soldati i quali furono uccisi perché si erano rifiiutati di partecipare a riti pagani, e non per aver disertato o per viltà in combattimento.
Dal Concilio di Arles del 313 uscì una significativa condanna: “Quelli che gettano le armi siano scomunicati…”
Il grande vescovo S. Agostino (354-430) disse che la guerra è certamente un male, al quale talvolta bisogna ricorrere per ristabilire una giusta pace ed evitare mali più gravi.
Sempre a favore si sono pronunciati S. Bernardo da Chiaravalle e S. Tommaso d’Aquino, il quale parlò esplicitamente di “iustum bellum” (guerra giusta).
Più vicini a noi, Papa Giovanni XXIII ha detto a proposito del servizio militare obbligatorio:
“…epoca di spirituale arricchimento, a cui si aggiunge l’opera costruttiva della disciplina militare che forma i caratteri, plasma la volontà, educandole alla rinunzia, al dominio di sé, all’obbedienza”.
Papa Paolo VI si è così rivolto ai militari:
“…di questa giustizia, di cui la pace è frutto, le vostre armi siano simbolo e difesa e in questa luce la vostra funzione nella società civile prende il suo pieno significato. Voi infatti siete gli uomini del dovere, della disciplina, se occorre del sacrificio per il bene comune, cioè del vertice dell’amore”.
E per finire, citiamo Giovanni Paolo II che il 6 maggio 1999 ha detto:
“Nelle società democratiche va affermandosi sempre più la convinzione che le forze armate sono chiamate a essere strumento di pace e di concordia tra i popoli e di sostegno verso i più deboli […] Come non pensare con ammirazione ai pericoli e ai sacrifici che incontrano quanti svolgono opera di pacificazione in paesi devastati da assurde guerre […] Con questi interventi i militari si accreditano sempre più come difensori dei valori inalienabili dell’uomo quali la vita, la libertà, il diritto e la giustizia”.
Mario Girardello
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