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I riti che precedono (9)

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Fede - La S. Messa: come è nata, come si articola
lunedì 27 agosto 2007

ANZITUTTO C’E’ IL RADUNARSI IN ASSEMBLEA

 

I riti che precedono la Liturgia della Parola, cioè l’introito, il saluto, l’atto penitenziale, il Kyrie eleison, il Gloria e l’Orazione (o colletta), hanno un carattere di inizio, di introduzione e di preparazione.

 

È un “sintagma” (serie di azioni) fortemente “rituale", di cui dobbiamo cogliere il senso.

L’introito ci pone nel circolo della presenza – possiamo dire “delle presenze” – del Signore alla sua Chiesa:

 

"Infatti nella celebrazione della Messa, nella quale si perpetua il sacrificio della croce, Cristo è realmente presente nell’assemblea dei fedeli riunita nel suo nome, nella persona del ministro, nella sua parola, e in modo sostanziale e permanente nelle specie eucaristiche" (SC 7). 

 

Siccardo di Cremona dice: “L’ufficio che inizia con l’ingresso e finisce alle letture si chiama introito perché fa memoria della venuta di Cristo nella carne… E indica il desiderio dei padri (e nostro) per la venuta del Signore”. 

 

1) IL RADUNO IN ASSEMBLEA, atto che sta alla base di tutta la celebrazione.

Non è un semplice “raccogliersi” nello stesso posto, inevitabile per poter fare la stessa cosa o perché il Prete è solo lì.

È molto di più: radunarsi insieme, formare l’Assemblea, è un “mistero”, è già un evento di Grazia. 

 

“I fedeli nella celebrazione della Messa formano la gente santa, il popolo che Dio si è acquistato e il sacerdozio regale, per rendere grazie a Dio, per offrire la vittima immacolata non soltanto per le mani del sacerdote, ma anche insieme con lui, e per imparare a offrire se stessi” (IGMR 95) 

 

In questo radunarsi insieme per la Messa, comincia a manifestarsi il mistero della chiesa: comunione di amore nella Santa Trinità, popolo santo di Dio, e non semplice raduno sociale di un gruppo, o dei membri di una collettività, o di singoli credenti che vanno a pregare Dio ognuno per conto suo. 

 

  2) E' UN POPOLO CHE CELEBRA, una comunità organica, in cui “tutti, sia ministri ordinati sia fedeli laici, esercitando il loro ministero o ufficio, compiano solo e tutto ciò che è di loro competenza” (IGMR 91)

 


don Silvio Zonin 



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