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Il Papa e la coscienza

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Opinioni & notizie - teleAmore-news
martedì 15 gennaio 2008

Di cosa hanno veramente paura certe persone?

Sconcerto, sconforto, disapprovazione, amarezza, disappunto, incredulità… e chi più ne ha più ne metta. Sono i sentimenti che trovano posto nel cuore dei cristiani alla notizia che il Papa, da buon padre, ha preferito rinunciare ad una visita all’Università “La sapienza” di Roma per i ben noti motivi.
Benedetto XVI non sarebbe andato per far proseliti, né per smantellare chissà quale organizzazione o idee all’interno di quella struttura pubblica.
Nelle Università c’è un via vai puntuale di personaggi che vanno a proporre la loro visione delle cose in modo da contribuire alla crescita/formazione delle nuove leve. Se non ci fosse la necessità di formarsi, se gli studenti fossero tutti già al top nella conoscenza non avrebbe senso frequentare le Università.
Del resto, è risaputo che tutti abbiamo sempre da imparare nella vita, e chi crede di essere già arrivato è un pover’uomo…

Dunque, non essendo il Papa un politico in cerca di voti, né un cantante in cerca di fans ma bensì un’alta personalità religiosa e, per noi cattolici, la più alta, avrebbe sicuramente parlato di argomenti che hanno a che fare con la sfera spirituale del nostro essere. Ma questo avrebbe potuto toccare le “coscienze”.
Non sia mai! Con tutta la fatica che si è fatta in questi ultimi decenni per farla zittire, ci manca solo che qualcuno la vada a svegliare!
Una volta si apprezzava il silenzio. Nel silenzio ci si concentra meglio, si gusta pienamente un paesaggio, si ascolta la risacca su uno scoglio, si pensa…
E qui viene il bello. Come la lingua batte dove il dente duole, così il pensiero batte alla porta delle cose che non vanno. Non sto parlando delle necessità materiali, che trovano sempre una soluzione, più o meno dolorosa.
Intendo dire che, nel silenzio, parla la coscienza la quale non solo ti suggerisce, al momento dell’azione, di compiere ciò che è “cosa buona”, ma giudica anche le scelte fatte approvando quelle buone e denunciando quelle cattive.
E’ inutile che ci raccontiamo frottole: quando facciamo scelte buone siamo internamente contenti; quando facciamo scelte non buone, magari per necessità, facciamo di tutto per dimenticarle.
Ma la coscienza le riporta a galla. La coscienza “rimorde”!
Allora cosa si fa?
Illudendosi di riuscire a non ascoltarla si riempiono le giornate di chiasso: appena alzati si accendono TV e stereo ad alto volume; nel trasferimento da casa a scuola o al lavoro si accende la radio o si chiacchiera; tornati a casa si studia con le cuffie negli orecchi o si riaccendono TV e radio. Alla sera ci si va a stordire al bar o in discoteca. Se tanto non bastasse, ci si stordisce con alcool e droga. Il tutto per essere sicuri che, una volta a letto, ci si addormenti subito e che al risveglio ricominci una giornata frenetica senza alcun attimo di silenzio!
Ma la coscienza non ha fretta. Prima o poi, attraverso una malattia che ti ferma a letto, un lutto che ti riporta con i piedi per terra o l’incontro con la persona giusta, sarai costretto a vivere qualche attimo di silenzio. Ed allora, come spiega il Catechismo all’art. 1776, “…nell'intimo l'uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire e la cui voce (la coscienza), che lo chiama sempre ad amare e a fare il bene e a fuggire il male, quando occorre parla chiaramente alle orecchie del cuore. L'uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al suo cuore…”
Ecco di cosa hanno paura quelli che non vogliono sentire le parole del Papa: che i suoi appelli all’autentico amore vicendevole, al rispetto della vita e della famiglia, al rispetto di Dio, possano risvegliare le loro coscienze.
Non se lo possono permettere! Dopo anni e anni passati a camminare sui cadaveri degli altri per far carriera, a far delle proprie voglie l’unica legge, a convincersi di essere i gestori insindacabili della propria vita… non può un ometto vestito di bianco ricordare impunemente quelle regole che, piaccia o no, sono inscritte nel cuore dalla nascita.
E la coscienza, se si mette a parlare, sa fare molto più baccano di uno stereo.

Mario Girardello



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