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e impara a muoversi nel mondo degli umani giocando e ripetendo all’infinito gli stessi giochi e provando ripetutamente a comunicare con gli altri; come noi siamo entrati nel mondo sportivo del calcio (per esempio) solo giocando una infinità di partite con i nostri amici, non certo guardando la partita alla TV.
E’ difficile, direi impossibile, togliere i RITI dalla nostra vita.
Sono insiti nel nostro modo di esprimerci e di comunicare.
Da sempre gli eventi fondamentali della vita umana sono stati espressi, accompagnati e condivisi mediante una serie di comportamenti che si ripetono pressoché sempre.
Quando un bambino nasce, si festeggia il lieto evento in un certo modo e si ripetono sempre le stesse cose: frasi adatte alla felice circostanza, una visita, alcuni regali, un momento di festa.
Quando due giovani coronano il loro amore nel matrimonio e si sposano, si vive e si esprime l’avvenimento con parole, gesti e oggetti diversi.
Ma sono sempre quelli che la tradizione e la cultura ha inventato e consolidato per questa circostanza.
E quando arriva la morte si fa lo stesso: le condoglianze, una visita, un mazzo di fiori, gesti particolari…
Il RITO E’ UN LINGUAGGIO.
Un linguaggio che adopera parole, gesti, oggetti (=simboli), per esprimere emozioni e sentimenti legati ad esperienze particolari della vita, in modo da poterli condividere con altri. Condividerli sempre, senza doverseli inventare ogni volta.
E questo consolida il senso profondo di appartenenza e di condivisione, che è indispensabile per vivere.
LA COMUNITA’ CRISTIANA da sempre ha espresso la sua FEDE nell’amore di Dio e nel vertice incandescente di questo amore, che è l’AMORE PASQUALE di Gesù morto e risorto, con simboli e riti.
Questa è la LITURGIA.
Questa è l’EUCARISTIA.
Non è possibile eliminare impunemente la liturgia (in particolare la MESSA) dalla FEDE e dalla VITA cristiana.
Se la si elimina, l’esperienza vitale di GESU’ RISORTO e VIVO è destinata a svanire miseramente, senza scampo.
Un po’ alla volta non resterà di Lui che un ricordo sbiadito e inoffensivo.
(segue)
don Silvio Zonin
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