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La Messa è un rito (2)

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Fede - La S. Messa: come è nata, come si articola
Perchè è un rito?

 

E qual'è l’origine di questo rito?

E’ proprio vero che l’ha inventato Gesù? Quando ? E perché?

E gli Apostoli, come la celebravano? Ci sono documenti sulle celebrazioni delle prime comunità cristiane?

Come mai si è celebrata la Messa in latino (una lingua “morta” da quasi 1500 anni) fino a 40 anni fa?

È vero che il Concilio Vaticano II° ha cambiato la Messa?

 

Cercheremo delle risposte, semplici e chiare, a questi interrogativi.

 

Ma intanto ci facciamo alcune domande, serie:

- è proprio necessario questo rito?

- non basta la fede in Cristo per essere salvi?

- se il Vangelo dice che saremo giudicati sull’amore concreto e fattivo, NON sui riti e le preghiere, perché insistere tanto su questo rito, quando basta la carità, l’attenzione agli ultimi, per essere accolti da Cristo nel Regno di Dio?

 

Nella Costituzione Conciliare sulla Liturgia leggiamo (SC 7,12):

Ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo Sacerdote e del suo corpo che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun’altra azione della chiesa ne uguaglia l’efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado” .

 
I testi del Magistero parlano di celebrazione, di azione sacra, di azioni liturgiche, di opera, di segni sensibili, e di riti

Sono vocaboli che richiamano non tanto un DIRE, quanto un AGIRE.

La parola stessa “LITURGIA” - che deriva da due parole greche LAOS (popolo) e ERGON (azione) – significa AZIONE COMUNE, oppure AZIONE PER LA COMUNITA’, per il POPOLO.

 

Noi siamo abituati a considerare il cristianesimo e il Vangelo in termini molto astratti, scolastici, filosofici. Tutti lo pensiamo così, anche le persone più normali.

Parliamo infatti di “catechismo”, “scuola di catechismo”, “insegnamento della religione”, “dottrina cristiana”… e organizziamo conferenze, cicli di catechesi, lezioni di teologia, corsi biblici e discussioni infinite, pensando che solo così impariamo i contenuti della nostra fede.

 

È vero che c’è anche questo aspetto, però lo abbiamo esasperato in questi ultimi 300 anni, da quando un filosofo ha detto “cogito ergo sum” – penso dunque esisto - ed è incominciato l’imperialismo della ragione, della logica, della mentalità matematica.

Così abbiamo dato il primato assoluto all’imparare con idee chiare e distinte, come se tutta l’esperienza e la conoscenza umana si riducesse a questo ambito.

 

Tutti siamo stati bambini e comunque possiamo vederli, osservarli.

Un bambino impara a parlare sentendo la mamma che gli parla e ripetendo quello che lei gli dice. Vede le cose e le persone che lo circondano, comincia a chiamarle per nome come fanno gli altri, li imita.

Ripete movimenti e parole, adopera pupazzi e oggetti insignificanti – per noi - ai quali dà nomi di cose e di persone reali = crea dei simboli.

 

E così, un po’ alla volta, si impadronisce della realtà, incomincia a muoversi in mezzo al mondo che lo circonda, diventa capace di relazione con gli altri e con le cose.  

La chiesa ha scelto questa strada per introdurci nel mondo di Dio, per portarci almeno “alla soglia” del Mistero dell’Amore di Dio: la strada che un bambino percorre per diventare cittadino di questo mondo: ha scelto la lingua dei SIMBOLI.

Ha creato un linguaggio fatto di simboli – un linguaggio che si possa imparare e ripetere, per esprimere il suo stupore di fronte al Mistero dell’Amore di Dio e per comunicare con Lui: I RITI.  

 

(segue)

 

don Silvio Zonin

 

 

 

 
 

  



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