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La memoria (racconto)

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Poesie e racconti - LUIGI BARINI
domenica 18 marzo 2007
Luigi-Barini

Titolo:         La memoria (racconto)

 

Autore:        Luigi Barini 

  

   
   
 
 
LA MEMORIA (racconto)
 
 
Avrei voluto vivere un altro giorno uguale a quello che mi era tanto “piaciuto” nel lontano 13 Marzo 1979.
Ci ho provato, ma non si è ripetuto il prodigio, nonostante la mia solerzia e il mio impegno. Ho chiesto a chi se ne intende e mi stato assicurato che il progetto è assolutamente irrealizzabile.
Ciò nonostante ho rifatto la prova più e più volte, ma i risultati sono sempre stati inferiori alla memoria storica di quel famoso giorno tanto ricordato e desiderato.
Mai momenti uguali, mai tali da ridestare il “mitico” entusiasmo di allora.
Ho pensato allora ad una scelta alternativa e di verifica.
Avrei cercato di vivere un altro giorno uguale a quello che tanto mi era “dispiaciuto” nel lontano 12 Marzo 1979. Cioè un giorno prima.
Ci ho provato, ma anche in questo caso non si è ripetuto il prodigio, nonostante … eccetera, eccetera.
Ho dovuto concludere che il passato è passato, non è possibile farlo ritornare uguale in alcun modo. Non è possibile riviverlo tale e quale una seconda volta.
Ma in fondo, che senso avrebbe? Il bello della vita, anche se talvolta bello davvero non è, può solamente essere la novità, l’inaspettato, l’imprevisto.
Meglio vivere per il futuro, perché solo il futuro può darci speranza e magari entusiasmo e bramosia.
Se il banale presente fa ogni tanto un po’ schifo, immaginiamoci il passato … che per giunta non può in nessun modo essere modificato e bisogna tenerselo così com’è.
Ecco dunque che il mio era un desiderio per cretini.
Per quanto belli o brutti possano essere stati gli episodi del 12 e 13 Marzo 1979, riviverli sarebbe stata inutile idiozia. E ancora peggio raccontarli a qualche curioso perditempo.
La storia di un male guarito, una barzelletta datata, un malanno fatale … che senso possono avere? Per distrarmi ho cercato rifugio in un quesito impegnativo.
Che significato o valore si può attribuire al soffrire o al godere nella società contemporanea?
Esiste purtroppo il pericolo di optare per una interpretazione alla rovescia, o quantomeno fuori dai canoni del giusto intendere e del corretto comportarsi.
La gente fa sempre più fatica a mettersi d’accordo e a valutare con “simpatia” le situazioni della vita.
Ora non dico che succeda con frequenza che si possa ridere e piangere per uno stesso funerale, o piangere e ridere per uno stesso matrimonio, ma se avremo il coraggio di essere sinceri fino in fondo, dovremo ammettere che capita …
Si potrebbe dunque serenamente concludere e sostenere che tra il ridere e il piangere, tra la felicità e il dolore, la differenza non è per niente abissale.
Lo dice la Storia. Non tutti piansero la morte di Napoleone, non tutti si sbellicarono per la morte di Mussolini.
Sui personaggi contemporanei, sulle figure parentali è meglio non esprimersi o fare congetture, perché se ci sono ferite ancora aperte non si riesce più a piangere, ma neppure viene la voglia di ridere.
 
 

 
 


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