La processione dei doni e il suo canto (17) |
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Fede -
La S. Messa: come è nata, come si articola
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domenica 16 dicembre 2007 |
La parte centrale dell'OFFERTORIO
È composta da diverse azioni: preparare l’altare, portare, presentare, ricevere, offrire i doni.
È una processione che prelude già alla trasformazione sacramentale dei doni.
Ed è pertanto contrassegnata dalla gioia. In alcuni RITI (come in quello COPTO) è marcata da un passo di danza, perché i copti procedono culturalmente, se non nell’esultanza del “girare intorno”.
Nel nostro rito LATINO questo “girare intorno” è rimasto nella INCENSAZIONE delle offerte e dell’altare, che nelle solennità conclude la presentazione dei doni.
E CHE COSA SI PORTA ALL’ALTARE?
(PNMR 140)
“E’ bene che la partecipazione dei fedeli si manifesti con l’offerta del pane e del vino per la celebrazione dell’Eucaristia, sia di altri doni per le necessità della chiesa e dei poveri”.
Per l’autenticità del rito i doni essenziali sono il pane e il vino + l’acqua da infondere nel calice.
Per l’autenticità della carità i doni da portare all’altare non sono tanto manifestazioni folcloristiche, ma dovrebbero essere espressione della carità verso i bisognosi.
NOTA BENE: questo momento rituale è squisitamente “MARIANO”, ma non ci pensiamo mai.
È “mariano” perché ci ricorda l’incarnazione del Verbo nel grembo verginale di Maria: è in lei che la divinità si è unita alla nostra umanità ed è attraverso di lei che la nostra umanità di unisce ancora al Verbo Incarnato.
C’è un rito che passa per lo più inosservato: prima di offrire il calice, il sacerdote mette nel vino alcune gocce d’acqua dicendo sottovoce “L’acqua unita al vino sia segno della nostra unione con la vita divina di Colui che ha assunto la nostra natura umana”.
È un passaggio suggestivo e intenso. Onorio di Autun diceva: “Senza acqua questo sacramento non si fa perché questo mistero si compie soltanto a motivo del popolo che ogni giorno ne è rinnovato”.
Un’ultima osservazione: “La processione per l’offerta dei doni è accompagnata dal canto offertoriale che si protrae almeno sino a quando le offerte sono deposte sull’altare” (PNMR 74).
Sappiamo che a ROMA, fin dal secolo VI, questo canto era in uso, popolarissimo e prolungato, perché la processione dei doni era molto partecipata.
L’INCENSAZIONE
Nell’ufficio dell’Offertorio l’incensazione è un segmento rituale di parecchia intensità. È prevista l’incensazione delle offerte e dell’altare (girando intorno), del sacerdote e del popolo (PNMR 276).
Questo rito appare come la conclusione della processione e dell’offerta dei doni, ed anticipa l’orazione sulle offerte.
Il simbolismo è intenso: secondo la tradizione liturgica antica è il segno del sacrificio di Cristo, perpetuato sull’altare nel mistero (Riti di dedicazione dell’altare) e, nello stesso tempo, esprime l’offerta della chiesa stessa e della sua preghiera.
L’ORAZIONE SULLE OFFERTE
Conclude tutto il sintagma offertoriale, che consiste nella “preparazione dei doni” (non va quindi intesa come anticipazione dell’azione eucaristica).
Essa è preceduta dall’”Orate fratres” con la risposta dell’assemblea: “Il Signore riceva dalle tue mani questo sacrificio a lode e gloria del Suo Nome…”.
Presso tutti i Riti (cfr. quello bizantino), a conclusione dei riti di presentazione e di offerta dei doni, incontriamo l’umile richiesta del Ministro che implora la misericordia di Dio e la carità dei fratelli perché il Signore accetti i doni e si degni di trasformarli nel Corpo e Sangue di Cristo.
Così, l’Orazione sulle Offerte è l’orazione conclusiva della preparazione dei doni. Con essa si chiede che le offerte deposte sull’altare siano accettate, siano trasformate dallo Spirito e vengano ridonate alla Chiesa in uno scambio di amore, realizzando la sua trasformazione e divinizzazione in Cristo.
don Silvio Zonin
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