I riti di offertorio e liturgia eucaristica
I Riti di Offertorio hanno una grande importanza “mistagogica”.
Non è una semplice serie di azioni per portare materialmente all’altare i doni che dovranno essere consacrati.
Essi esprimono la PARTECIPAZIONE dei fedeli al SACRIFICIO DI CRISTO “per la salvezza nostra e del mondo intero”.
Si tratta di una “partecipazione” indispensabile, altrimenti perché si celebra la Messa?
Il sacrificio di Cristo si rende presente a noi e per noi, e noi siamo chiamati ad inserirci in esso per riceverne tutto il frutto.
È quindi un momento rituale in cui l’assemblea entra visibilmente nel sacrificio di Gesù.
Con un respiro universale e addirittura cosmico, facendo proprie “le gioie e le speranze, il lutto e l’angoscia degli uomini d’oggi specialmente dei poveri e di chiunque è afflitto (GS 1), affinché l’intera pienezza del cosmo sia trasfigurata in popolo di Dio e corpo del Signore" (LG 1).
I cristiani non assistano quasi estranei o muti spettatori a questo mistero della fede, ma partecipino alla santa azione coscientemente, piamente e attivamente, comprendendolo bene nei suoi riti e nelle sue preghiere… facciano eucaristia a Dio offrendo l’ostia immacolata non soltanto mediante le mani del sacerdote ma anche insieme a lui, imparando a offrire se stessi, e di giorno in giorno per la mediazione del Cristo siano trasformati nell’unità con Dio e tra di loro perché infine Dio sia tutto in tutti. (SC48)
LA LITANIA DELLA CARITA’ DEI FEDELI
Il Concilio ha voluto ripristinare la PREGHIERA DEI FEDELI (SC 53), o UNIVERSALE (PNMR 69-71)
Non va considerata la “risposta” alla Parola ascoltata e attualizzata nell’omelia, bensì come preludio alla grande Azione di Grazie che renderà presente il sacrificio di Cristo “per la vita del mondo”.
I fedeli esercitano il loro “ufficio sacerdotale”, elevando una supplica corale per la chiesa, per le necessità del mondo intero, per coloro che sono oppressi da qualunque difficoltà e per la comunità locale.
È una preghiera litanica, che corrisponde alla volontà salvifica universale di Dio “il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità” (1 Tim 2,3-4).
Ed è veramente la “PREGHIERA UNIVERSALE”, dal respiro “universale”, perché intende esprimere l’abbraccio di carità della chiesa verso tutte le creature.
IL DONO DELLA PACE
Nella tradizione antica (cfr. S. Giustino) la grande preghiera della carità dei fedeli si concludeva con “il bacio della pace”.
E’ il “signaculum orationis”: il sigillo della preghiera fraterna e universale dei fedeli, appena conclusa.
Sarebbe nella logica dei segni: la preghiera dell’amore fraterno si conclude con il segno visibile della fraternità.
Il segno di pace è stato conservato in questo momento nel RITO AMBROSIANO e in molti Riti antichi (armeno, siro, maronita, copto).
Il Papa, nella SACRAMENTUM CARITATIS nota 150, per desiderio dei Padri Sinodali, chiede ai competenti Dicasteri di studiare la possibilità di collocare lo scambio della pace in questo momento, prima della presentazione dei doni all’altare.
Esprimerebbe meglio la dilatazione universale della carità fraterna, e corrisponde alla volontà del Signore “Prima di presentare la tua offerta all’altare, riconciliati con il tuo fratello”.
Posto prima della comunione (nel nostro RITO LATINO) obbedisce alla preghiera del “PADRE NOSTRO” “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”, ed è preludio di pace alla comunione fraterna che si realizza nella comunione al Corpo/Sangue del Signore.
don Silvio Zonin
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