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NELLA MEMORIA
Roma del dopoguerra
e dei culi di mortadella.
E tu, piccolo ometto,
seduto sul marciapiedi
attendevi i tuoi desideri.
E la cena, sempre quella
nelle borgate del dopoguerra:
erano sempre culi di mortadella
accompagnati, a volte,
da patate in padella.
Piccolo ometto, quante volte
ponte Mollo hai attraversato
mettendoti in fila, aspettando
a volte ore,
con il freddo o il sole,
quell’odiato minestrone.
Roma del dopoguerra
dell’Americana assistenza,
burro, zucchero, marmellata;
per un po’ era quasi bello,
mangiare quel formaggio giallo.
Piccolo ometto, la vita
era quella: baracche,
ponti
e culi di mortadella.
Poi, la neve del ’56
ad
imbiancare i tuoi desideri.
Desideri graffiati e scolpiti
sul legno dei banchi di scuola
con un corto temperino.
Calamaio e inchiostro nero,
penna d’osso con pennino.
Roma del dopoguerra,
delle passeggiate trasteverine.
Visita ai buoni parenti,
quasi
un dovere: nonna, zio, zia,
tanta noia e tanta ipocrisia.
Che fine avranno fatto
i bambini dei banchi vicini
e i desideri nei loro cuoricini?
Si saranno avverati o son rimasti
nelle baracche e sui ponti appiccicati?
Piccolo ometto, e i tuoi desideri?
Ormai li ricordi vagamente
perché riposti in fondo alla mente e,
pensandoci bene, forse modificati,
quei sogni si sono avverati.
Eri un piccolo ragazzino,
ma oggi
c’è Asia che ti chiama nonnino.
Lascia pure i ricordi tornare a galla;
Roma innevata era tanto bella
e buoni anche i culi di mortadella.
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