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VOGLIO RACCONTARVI...
I dolori erano ormai fortissimi.
Con la forza della disperazione, piangendo e urlando iniziò a spingere più che poteva tanta era la voglia di avere quel figlio.
Finalmente il primo vagito la fece sorridere e piangere di gioia. Era riuscita a mettere al mondo suo figlio.
Lo guardò: era un maschio. Lo portò al petto e si rannicchiò intorno a lui per scaldarlo poi, stremata, chiedendosi dove fosse Alessio, si addormentò.
Il giovane Alessio aveva tentato in tutti i modi di sottrarsi al controllo degli uomini del padre durante il viaggio che lo allontanava dal palazzo. Il suo pensiero era sempre rivolto a Santina: doveva riuscire a fuggire e raggiungerla al più presto.
Dopo quasi un giorno di viaggio, reso difficile dalla neve che continuava a cadere abbondante, arrivarono a destinazione. Su una collinetta si ergeva un palazzetto, una vecchia costruzione circondata da alte mura con al centro una piccola torre merlata.
La piccola carrozza entrò attraversando un’enorme porta in legno che si richiuse subito dopo. Fu fatto scendere e accompagnato verso l’ingresso del palazzetto.
Alessio vide inciso sopra il portale lo stemma della sua famiglia e allora capì dove era stato portato.
Era una tenuta dove il genitore, anni prima, era solito trascorrere alcune settimane d’autunno dedito alla caccia. Distava circa quaranta chilometri da Santina.
La sua mente iniziò subito a elaborare un piano di fuga. Gli era necessario un cavallo, ma gli unici erano quelli che lo avevano portato lì ed ora erano stanchi. Doveva attendere almeno un giorno poi avrebbe agito.
Si comportò in modo che gli uomini che lo controllavano si tranquillizzassero sulle sue intenzioni di fuga.
Il mattino seguente, di buon ora, uscì dalla sua stanza dicendo di voler fare un giro per il palazzo, gli uomini lo lasciarono libero sapendo che il portone principale era sprangato e controllato e che non avrebbe avuto modo di fuggire.
Ma Alessio sapeva dell’esistenza di un'altra uscita dietro le stalle ed era lì che stava andando, per prepararsi alla fuga.
La porta era ancora dove la ricordava, grande appena per il passaggio di un cavallo. Il legno era ormai vecchio e marcio e non ci volle molto perché Alessio riuscisse a scardinare il chiavistello che la teneva chiusa.
L’aprì sulla campagna innevata e deserta. Alessio guardò lontano e decise; quella notte sarebbe fuggito.
Pensò alla sua Santina: “…fra poco saremo insieme”.
(continua)
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